Viaggio il festival di Hemis

Viaggio il festival di Hemis il festival di Hemis, nell’antico monastero omonimo a circa 50 km da Leh in Ladakh. La festa, in onore di Guru Padmasambhava (Nato fiore di loto) o Guru Rinpoche (il maestro prezioso) attrae centinaia di turisti e locali, desiderosi di assistere alle mistiche e colorate danze dei monaci che indossano pensanti maschere riccamente decorate.

Un evento unico. Le danze cham solitamente sono eseguite nei mesi invernali (decisamente difficili per chi viaggia) e il festival è una rara opportunità. Metà pubblico del festival è costituito da stranieri e le danze stanno diventando sempre più un’attrazione lucrativa –a discapito della purezza dell’arte. Se decidete di partecipare ricordate che il festival non è uno spettacolo d’intrattenimento e fate prevalere la vostra curiosità culturale, con annesso rispetto, sul bisogno di portare a casa belle foto e il ricordo di un momento piacevole.

La mattina presto del primo giorno di festival sulla cima del gompa (monastero) viene esposto un ritratto del Rimpoche. Ogni 12 anni, nell’anno della scimmia del calendario tibetano (il prossimo sarà il 2016), viene srotolato un enorme thangka raffigurante Padmasambhava, riccamente ricamato con perle e pietre semipreziose. A metà mattinata nel cortile esterno del monastero, davanti ai lama, si aprono le danze cham. La danza più lunga e interessante è quella che rappresenta la storia di Guru Padmasambhavache portò il buddhismo tra le genti del Tibet e Ladakh nel VIII d.C. Il maestrò è raffigurato da otto diverse maschere, ognuna simbolo di un momento della sua vita; la principale, Guru Padma Vadjra, siede nel centro ed è l’unica a non danzare.
Tema comune a tutte le danze è la vittoria del bene sul male, simboleggiato dai demoni creati dall’ignoranza, rabbia, desiderio, gelosia della mente dominata dall’ego. I movimenti sono lenti e le espressioni grottesche, puntellate dai cimbali e dalle percussioni.

I primi danzatori a comparire sono 13 lama in costume di seta broccata e cappelli neri, raffigurazione di Pelgyi Dorje, a cui di deve, secondo una versione della leggenda, la nascita delle danze cham. All’inzio del IX d.C Langdarma, un re del Tibet di religione Bon, distrusse monasteri buddhisti e costrinse i monaci a vestire abiti laici. Il monaco Pelgyi Dorje, vestito di seta e con un cappello nero, si mise a danzare nel cortile di corte e riuscì a uccidere il re scoccando una freccia.
Non tutti concordano con questo mito. Secondo altri sarebbe stato lo stesso Padmasambhava a creare le danze: nel VIII d.c venne chiamato da un re del Tibet per scacciare gli spiriti cattivi che distruggevano nottetempo il monastero che di giorno i monaci costruivano. Padmasambhava sconfisse i demoni eseguendo mudra (gesti con le mani) tantriche e invocando mantra. La danza delle mani si diffuse in altri monasteri come protezione contro gli spiriti cattivi e si arricchì di movimenti corporei con il tempo.

La danza delle maschere del Ladakh fa parte della tradizione tantrica, o buddhismo Vajrayana una religione mistico-esotorica che amalgama buddhismo indiano, religioni himalayane e shamanesimo. L’arte del Cham è esoterica e segreta, solo i siddha tantrici possono eseguirla dopo lungo e meticoloso apprendimento (o almeno questo è ciò che dovrebbe essere).
Spiritualmente e fisicamente le danze richiedono uno sforzo estremo, soprattutto per i danzatori ma anche al pubblico che deve rimanere seduto in silenzio e concentrazione per ore interminabili. La danza è una forma di meditazione, in cui il singolo sé è cancellato per poter permettere l’identificazione con una divinità e la realizzazione dell’universo come un mandala. Come rito, la danza ha il potere di influenzare il destino di chi la osserva e la pratica (se avete mai fatto Tai Chi e avete sperimentato il senso di chiarezza mentale raggiunto con 15 minuti di concentrazione sui movimenti del corpo, potete immaginare cosa voglia dire mantenere quella concentrazione per 13 ore).

Nel mondo occidentale e sempre più in Ladakh stesso, la gente non ha più la capacità di fermarsi o concentrarsi per lungo tempo. Le danze Cham rischiano di scomparire o diventare altro, perdendo la natura sacra originale.