Rath Yatra: la grandiosa parata

Rath Yatra: la grandiosa parata Il festival Jagannath Rath Yatra di Puri, in Orissa, si tiene ogni anno a cavallo tra la fine di Giugno e l'inizio di Luglio: nel 2014 le celebrazioni inizieranno il 29 Giugno e termineranno il 7 Luglio. I fedeli che accompagnano i tre giganteschi carri in processione superano regolarmente il milione, mentre sono migliaia e migliaia i devoti che si avvicendano alle sbarre e gomene che li trascinano dal tempio di Jagannath per 3 Km. fino al tempio Gundicha, mitizzata magione di una zia del Signore Jagannath - cioè Krishna - e dei suoi fratelli, Balabhadra e Subhadra. Qui le divinità risiedono per una settimana per poi tornare al Sri Mandira, la sacra casa, il tempio di partenza. Poter guardare Jagannath, incrociare il suo sguardo in questo frangente è considerata una grazia straordinaria: toccare il carro o anche solo le corde che lo trascinano, corrisponde alla nostra indulgenza plenaria e spesso si verificano nell'occasione incidenti con morti e feriti, a causa della folla che si accalca.

Le celebrazioni si svolgono, seppure in tono minore, contemporaneamente anche in altre città indiane.
Due giorni prima della processione di Puri, le divinità vengono sottoposte a un bagno rituale sullo Snan Vedi, una piattaforma aperta e durante la vigilia i tre carri vengono adornati e allineati fuori dal tempio. La mattina dopo i sacerdoti porteranno le divinità coperte di gioielli ai carri, con una solenne cerimonia. Il primo a venir collocato è ovviamente Jagannath, Signore del Mondo. Al termine della cerimonia di collocazione giunge il Ganapati Raja, l'erede dell'antico re di Puri che si prostra umilmente di fronte ai carri. Poi li pulisce metaforicamente, con uno spolverino dal manico d'oro e ne asperge con acqua profumata di sandalo e benedetta il pavimento. Come primo devoto della divinità, il re di Puri anticamente apriva la processione, scopando la strada prima del passaggio dei carri lungo tutto il percorso.

Oggi ne spolvera solo simbolicamente la base. Solo allora, tra grida di giubilo, tonanti tamburi e sonar di conchiglie i carri trascinati dalle migliaia di devoti cominciano a muoversi. Dopo la settimana di permanenza al tempio Gundicha, i carri torneranno indietro con le stesse modalità, in una processione chiamata Ultarath. Durante le processioni ogni barriera di casta e persino di credo viene abbattuta; nessuno si preoccupa di toccare o di essere toccato da altri, perchè si tratta del viaggio simbolico percorso da ognuno per lasciare le proprie insignificanti vite verso il legame con la divinità, in una comunione di energia molto sentita dal popolo indiano. Anche i cittadini di religione islamica, infatti, partecipano attivamente al festival: gli abitanti islamici del villaggio di Narayanpur tradizionalmente collaborano alla costruzione dei carri stessi. Quattordici sarti a Puri ne cuciono le coperture, utilizzando oltre 1200 metri di tessuto, pagato in parte dal governo locale e in parte da privati donatori.

Narra la leggenda che in epoca medievale al re di Puri Purushottama Dev fosse stata promessa la mano della principessa Padmavati, figlia del maharaja Narasimha di Kanchi. Il maharaja, invitato a presenziare il festival, declinò l'invito mandando al suo posto un ministro. Dopo aver visto il re e futuro sposo spazzare umilmente la strada davanti ai carri delle divinità, il ministro presentò al rientro un pessimo rapporto al suo maharaja e le nozze furono annullate. Purushottama Dev, furioso, chiamò allora a raccolta le truppe e attaccò Kanchi, ma venne clamorosamente sconfitto. Al ritorno in patria, il giovane re consultò un noto sant'uomo, particolarmente devoto e vicino a Jagannath, e l'asceta lo ammonì così: non aveva chiesto permesso al dio prima di attaccare Kanchi, come pensava dunque di poter vincere?

Così Purushottama Dev si recò al tempio dove passò la notte in solitudine, prostrato ai piedi della divinità. La mattina seguente ne uscì risoluto a convocare i suoi ministri in un nuovo consiglio di guerra; una voce gli aveva infatti sussurrato che Krishna-Jagannath e il fratello Balabhadra avrebbero combattuto per lui. Si sparse la voce e moltitudini di uomini, provenienti da ogni villaggio della zona si unirono ai superstiti dell'esercito. E la nuova spedizione partì. Lungo il cammino giunsero a un villaggio dove una donna chiamata Manika avvicinò il sovrano, dichiarando che due maestosi cavalieri erano passati poco prima chiedendo di venire rifocillati. In pegno avevano consegnato un anello, rassicurando la donna che alla vista del gioiello il re in arrivo avrebbe pagato per le vettovaglie fornite loro. Il re riconobbe immediatamente l'anello come il Ratnamudrika del signore Jagannath indossato dall'idolo del tempio.

Purushottama Dev ricompensò la donna con la proprietà del villaggio intero, che da allora si chiama Manikapatna, e procedette verso Kanchi, dove questa volta sbaragliò agilmente il superbo maharaja. Catturò la principessa e, portatala a Puri, ordinò che fosse data in moglie a uno spazzino autentico ( professione riservata tradizionalmente ai fuoricasta, gli intoccabili ). Ma un saggio ministro rimandò con ogni scusa il castigo. Passò un anno intero e vennero di nuovo i giorni del Rath Yatra. Mentre il re spazzava la strada davanti ai carri sacri durante la cerimonia, il ministro gli andò incontro con la principessa, gli pose una ghirlanda nuziale di fiori al collo e disse: " Siete il miglior spazzino che ho potuto incontrare, Sire". Il re, che segretamente era sempre rimasto innamorato della giovane a lui promessa, acconsentì alle nozze. Loro figlio, il futuro re Patraparuda, divenne un ardente seguace della corrente Bhakti, la devozione totale a Krishna, che propagò in tutto il continente.